17 Maggio 2024
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Legge 3235 sulla CANNABIS legale

Prima torna in Commissione alla Camera la proposta di Legge 3235 sulla CANNABIS legale e poi tutto viene rinviato. E’ l’occasione per discutere ancora sulla legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati.

Il mondo si muove, non l’Italia

Diciamolo subito, la proposta di Legge 3235 sulla CANNABIS legale è stata di nuovo rinviata ieri 6 ottobre 2016 dall’assemblea in commissione. Nonostante questo, torna in auge il dibattito sulla questione legalizzazione della cannabis mentre in diversi Paesi del mondo le cose sono diverse già da molto tempo oppure stanno cambiando in fretta.
L’8 novembre saranno 9 gli Stati americani (tra questi c’è anche la California) che voteranno sulla legalizzazione della cannabis mentre in Canada si dovrebbe concretamente muovere qualcosa nei primi mesi dell’anno nuovo.

L’attuale normativa italiana

In Italia l’attuale normativa è ancora ferma alla legge n. 309 (DPR 309/90) della Prima Repubblica approvata nel remoto 9 ottobre 1990, (legge Jervolino-Vassalli del Governo Andreotti).
Con la legge n. 49 (meglio conosciuta come la legge Fini-Giovanardi) del 21 febbraio 2006 si registrò il più concreto tentativo di cambiare le cose che fu tuttavia bocciato nel febbraio 2014 dalla Corte Costituzionale che la considerò incostituzionale.

Il sondaggio Ipsos

Secondo un recente sondaggio:

  • l’83% degli italiani sostiene che le leggi contro la diffusione della droga leggera in Italia sono poco o per niente  efficaci;
  • il 73% degli italiani sostiene inoltre che l’Italia potrebbe seguire il percorso di alcuni Stati degli Stati Uniti dove la cannabis è già stata legalizzata;
  • il 58% è convinta che la legalizzazione farebbe bene all’economia italiana.

L’iniziativa parlamentare

La proposta di Legge 3235 sulla CANNABIS legale è stata presentata il 16 luglio 2015 da Roberto Giachetti (PD), ed è stata sottoscritta da 218 parlamentari di diversi partiti (SCARICA l’elenco dei componenti del gruppo) che hanno all’uopo costituito nel 2015 un intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati, capace di rivolgersi insieme a opinione pubblica e forze politiche e di lavorare a una proposta comune, credibile e concreta da presentare all’attenzione delle Camere.

Il percorso della proposta di Legge 3235 sulla CANNABIS legale fino a oggi
  • Presentata il 16 luglio 2015
  • Esaminata in Commissione (iniziato il 26 novembre 2015 e concluso il 21 luglio 2016 )
  • Discussa in Assemblea (iniziata il 25 luglio 2016. Rinviato in Commissione)
  • 6 ottobre 2016:  rinviato dall’assemblea in commissione Senato.
Cosa prevede la proposta di Legge

Ecco, punto per punto, la proposta di Legge 3235 sulla CANNABIS legale descritta dall’intergruppo parlamentare.

Il possesso

Si stabilisce il principio della detenzione lecita di una certa quantità di cannabis per uso ricreativo – 5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio – non sottoposta ad alcuna autorizzazione, né ad alcuna comunicazione a enti o autorità pubbliche. Rimane comunque illecito e punibile il piccolo spaccio di cannabis, anche per quantità inferiori ai 5 grammi. È inoltre consentita la detenzione di cannabis per uso terapeutico entro i limiti contenuti nella prescrizione medica, anche al di sopra dei limiti previsti per l’uso ricreativo.

L’autocoltivazione

È possibile coltivare piante di cannabis, fino a un massimo di 5 di sesso femminile, in forma sia individuale, che associata. È altresì consentita la detenzione del prodotto ottenuto dalle piante coltivate. Per la coltivazione personale è sufficiente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio e non è necessaria alcuna autorizzazione. I dati trasmessi sono inseriti tra i “dati sensibili” del Codice Privacy (opinioni politiche, tendenze sessuali, stato di salute…), e non possono essere né acquisiti, né diffusi per finalità diverse da quelle previste dalla procedura di comunicazione.

I cannabis social club

Per la coltivazione in forma associata, è necessario costituire una associazione senza fini di lucro, sul modello dei cannabis social club spagnoli, cui possono associarsi solo persone maggiorenni e residenti in Italia, in numero non superiore a cinquanta. Ciascun cannabis social club può coltivare fino a 5 piante di cannabis per ogni associato. È possibile iniziare a coltivare decorsi trenta giorni dall’invio della comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio. Anche in questo caso le comunicazioni sono protette dalle norme previste per i “dati sensibili” dal Codice Privacy.

La vendita

È istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio. Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli anche soggetti privati. Sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali.

Per le attività soggette a monopolio sono previsti principi (tracciabilità del processo produttivo, divieto di importazione e esportazione di piante di cannabis e prodotti derivati, autorizzazione per la vendita al dettaglio solo in esercizi dedicati esclusivamente a tale attività, vigilanza del Ministero della salute sulle tipologie e le caratteristiche dei prodotti ammessi in commercio e sulle modalità di confezionamento, ecc. ecc.), la cui attuazione è delegata a tre decreti ministeriali. La violazione delle norme del monopolio comporta, in ogni caso, l’applicazione delle norme di contrasto alla produzione e al traffico illecito di droga.

Per curarsi meglio

Sono previste norme per semplificare la modalità di individuazione delle aree per la coltivazione di cannabis destinata a preparazioni medicinali e delle aziende farmaceutiche autorizzate a produrle, in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale. Sono inoltre semplificate le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis. L’obiettivo è quello di migliorare una situazione, come quella attuale, in cui il diritto a curarsi con i derivati della cannabis è formalmente previsto, ma sostanzialmente impedito da vincoli burocratici, sia per l’approvvigionamento delle materie prime per la produzione nazionale, sia per la concreta messa a disposizione dei preparati per i malati.

Vietata in luoghi pubblici, all’aperto e non solo

Si stabilisce un principio generale di divieto di fumo di marijuana e hashish  in luoghi pubblici, aperti al pubblico e negli ambienti di lavoro, pubblici e privati. Sarà possibile fumare solo in spazi privati, sia al chiuso, che all’aperto.

Se fumi, non guidi

Come per l’alcol, la legalizzazione della cannabis non comporta l’attenuazione delle norme e delle sanzioni previste dal Codice della strada per la guida in stato di alterazione psico-fisica. Nel caso della cannabis, rimane aperta comunque la questione relativa alle tecniche di verifica della positività al tetraidrocannabinolo (THC) che attestino un’alterazione effettivamente in atto, come per gli alcolici, e non solo un consumo precedente che abbia esaurito il cosiddetto effetto “drogante”.

La prevenzione

I proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis sono destinati per il 5% del totale annuo al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione/detenzione di cannabis, sono interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti.

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