Falsari del pecorino italiano | Protesta dei pastori a Cagliari

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Articolo aggiornato sabato, 18 Giugno 2016 11:07

Falsari del pecorino italiano

La protesta dei pastori ieri alla Fiera di Cagliari per difendere il pecorino “made in Italy” dai falsari del pecorino italiano.

Le ragioni della protesta

Migliaia erano i pastori sardi che con le pecore e i trattori sono scesi in piazza ieri alla Fiera di Cagliari per difendere il made in Italy e il proprio lavoro dalle speculazioni dei falsari del pecorino italianoIl taglio del 30% rispetto allo scorso anno del prezzo del latte di pecora e la sempre più marcata presenza sul mercato di formaggio straniero ha scatenato la mobilitazione dei pastori sardi. I fatti di cronaca poi hanno ulteriormente preoccupato i pastori (il falso pecorino italiano, le 4 mila forme di pecorino romeno per un valore superiore ai 300 mila euro diretto in Sardegna, intercettato dalla Polizia e ritrovato in pessime condizioni igieniche e privo di etichette). Anche per questo si parla di falsari del pecorino italiano.

I pastori sardi intendono difendere la propria tradizione secolare che può rappresentare il vero rilancio (insieme al lavoro e al turismo) dell’economia italiana messa in ginocchio dal mancato sviluppo dell’industria.

Alla Fiera di Cagliari è stata montata una caldaia per la preparazione del vero pecorino ed è stata allestita la prima mostra del falso pecorino nel mondo con esempi che smascherano i falsari del pecorino italiano provenienti da tutti i continenti, dal Romano Made in Usa al Sardo prodotto in Canada da dove vengono anche il pecorino friulano e il Crotonese, mentre è stato acquistato in Gran Bretagna un kit per prepararlo a casa. Accanto ai pastori c’erano allevatori, coltivatori e trasformatori impegnati a garantire la genuinità dei prodotti agroalimentari che hanno portato in piazza.

Coldiretti al fianco dei pastori

C’era il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo con la giunta nazionale, il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda e il Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru.

Secondo Coldiretti è invasione: +181% import pecorino è straniero

Lo studio di Coldiretti sul “Pecorino made in Italy sotto attacco” presenta dati allarmanti: “Si è verificata una vera invasione di pecorino straniero in Italia con le importazioni che sono praticamente triplicate (+181%) nel 2015 per un totale di 2,9 milioni di chili. I preoccupanti fatti di cronaca mostrano che è in atto una tendenza preoccupante che vede più di 3 forme di formaggio pecorino straniero su 4 (78%) che sono arrivate in Italia nel 2015 dall’Europa dell’Est, in particolare dalla Repubblica Ceca e dalla Romania“.

Sempre secondo lo studio di Coldiretti, negli Stati Uniti 7 pecorini di tipo italiano su 10 sono”tarocchi” nonostante il nome richiami esplicitamente al made in Italy. La produzione di imitazioni dei pecorini italiani nel 2015 ha raggiunto negli Usa il quantitativo di quasi 24,96 milioni di chili, con una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni, mentre gli arrivi dei prodotti originali dall’Italia sono risultati pari a 10,81 milioni di chili nello stesso anno.

Coldiretti sottolinea che la diffusione delle imitazioni toglie (e toglierà ancora) spazio di mercato al pecorino originale che nel 2015 ha aumentato il valore delle esportazioni del 16% grazie alle straordinarie performance realizzate nel Stati Uniti (+20%) che sono il principale mercato di sbocco del pecorino italiano, ma risultati estremamente positivi si hanno anche in Europa con una crescita del 19% in Gran Bretagna e del 17% in Francia nonostante la storica rivalità, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi al 2015. E un successo importante – precisa la Coldiretti – si registra in Giappone con un incremento delle vendite del 12% mentre in Cina l’aumento è addirittura del 410% anche se le quantità sono ancora ridotte.

I pastori, nel ringraziare le forze dell’ordine, chiedono massima allerta sui traffici illeciti che oltre a fare concorrenza sleale alle produzioni locali minacciano anche l’immagine della Sardegna e soprattutto la salute dei consumatori. Sotto accusa anche la mancanza di trasparenza sui flussi delle importazioni con la necessità di un intervento delle istituzioni che tolga il segreto sui nominativi delle aziende che importano. Dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media un litro di latte che viene pagato oggi al ribasso 80 centesimi nonostante l’andamento positivo delle esportazioni di pecorino che nel 2015 sono aumentate in valore del 16%.

E’ provato scientificamente che i prodotti alimentari derivanti da animali che pascolano hanno effetti positivi sulla salute dell’uomo perché sono ricchi di sostanze nutraceutiche e la prova concreta viene in Sardegna dall’alto numero di centenari: 22 ogni 100mila abitanti, la seconda regione più longeva del mondo dopo la giapponese Okinawa. L’hashtag #NOpastoriNOsardegna è dunque giustificato dal fatto in Sardegna si trova il 40% delle pecore allevate in Italia con ben 15 mila aziende che producono 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop), ma riconosciti dall’Unione Europea ci sono anche il Fiore Sardo Dop e il Pecorino Sardo Dop.

Maggiori controlli sulle importazioni e non solo

A difesa di questo patrimonio i pastori della Coldiretti impegnati nella mobilitazione chiedono maggiori controlli sulle importazioni e una semplificazione dei premi accoppiati della Pac, ma anche più impegno nella promozione delle produzioni certificate e nella valorizzazione dei sottoprodotti e anche più ricerca per il miglioramento delle razze al fine di ottenere la garanzia di un prezzo del latte e della carne che tenga conto dei costi produttivi.

Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo: “Siamo di fronte a manovre speculative coperte da atti di arroganza che non possiamo accettare. Si assiste a un aumento esponenziale delle importazioni di bassa qualità mentre si disdicono i contratti per abbassare i compensi ai pastori con la scusa della sovrapproduzione. Il pecorino è uno dei formaggi italiani più antichi: veniva prodotto già nella Roma imperiale e faceva parte delle derrate dei legionari, ma è probabile che le sue origini siano ancora più antiche, vista la diffusione delle pecore sul territorio nazionale“.

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. All'attivo articoli sul sociale, fisco, lavoro e sicurezza alimentare.

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