REGISTRO TUMORI nazionale si farà | Ok della Camera all’unanimità

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REGISTRO TUMORI nazionale si farà

Il via libera dell’Aula della Camera alla proposta di legge è arrivato oggi. Il registro tumori nazionale si farà, anche perché il Senato non avrebbe motivi per ostacolarlo.

La proposta

La proposta di legge “Istituzione e disciplina del Registro nazionale e dei registri regionali dei tumori” è stata presentata il 13 maggio 2015 (Atto Camera 3115) dall’iniziativa dei deputati: BARONI, GRILLO, BUSTO, ZOLEZZI, DALL’OSSO, DAGA, DE ROSA, DI VITA, SILVIA GIORDANO, LOREFICE, MANNINO, MANTERO, MICILLO, TERZONI, VIGNAROLI e CECCONI. Con la proposta s’intende istituire e disciplinare la Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione.

L’approvazione della Camera

Il registro tumori nazionale si farà perché il testo è stato approvato con 353 voti a favore e nessun contrario e ora passa al Senato dove con tutta probabilità sarà approvato senza problemi.



Registro tumori nazionale si farà: IL TESTO della proposta

Attualmente nel nostro Paese sono attivi 31 registri di popolazione o specializzati con una copertura complessiva del 32 per cento della popolazione italiana. Tutti i registri dei tumori aderiscono all’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) che fornisce assistenza tecnica, promuove l’uso di tecniche uniformi di valutazione e di sistemi di classificazione uguali o confrontabili e valuta la qualità e la completezza dei dati dei diversi registri, quelli di popolazione oppure quelli specializzati (per tipo di tumore o per fasce di età).

Purtroppo si deve notare anche in questo campo un notevole scostamento fra il nord e il resto del Paese laddove, secondo l’AIRTUM, la copertura della popolazione nelle regioni settentrionali arriva al 48 per cento contro il 25 per cento delle regioni centrali e solamente il 16 per cento di quelle meridionali.

Il dato sulla mortalità

Le informazioni sul dato di mortalità per tumori sono state affinate nel corso del tempo, a partire già dagli ultimi decenni dell’ottocento, e si sono successivamente sviluppate grazie all’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) che ha garantito la continuità della rilevazione e delle elaborazioni. Le schede attualmente in uso all’ISTAT soggiaciono a uno standard internazionale raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Una recente innovazione ha permesso di migliorare la codifica automatica e la classificazione dei gruppi di patologie, facendole raddoppiare da 4.000 a 8.000, con l’introduzione della classificazione ICD 10 e l’ampliamento del numero dei codici, le categorie su cui poter fare le indagini statistiche. Un recente regolamento dell’Unione europea, più restrittivo sulla tempestività della rilevazione delle cause di morte, permette, inoltre, di avere anche un monitoraggio più puntuale sui risultati dei programmi di screening oncologico.

Il fine

Una legge che obbligasse tutte le regioni ad avere un proprio registro dei tumori dovrebbe, nelle intenzioni, andare nella direzione che il citato Piano oncologico nazionale delinea per gli anni a venire: cioè, prima fra tutte, quella di diminuire il divario tra nord e sud con conseguente ricaduta positiva in termini di mobilità sanitaria passiva dalle regioni meridionali verso quelle settentrionali, favorendo anche la diminuzione dell’inevitabile divario tecnologico, organizzativo e assistenziale che, soprattutto negli ultimi decenni, si è venuto a creare.

È ovvio che questo si può ottenere attraverso la creazione di reti telematiche il più possibile all’avanguardia in questo campo, pur se ci si rende conto dell’arretratezza della connettività in Italia, considerato che un recente studio dell’Unione europea ha posto l’Italia al venticinquesimo posto (su ventotto Paesi dell’Unione) per livello di digitalizzazione, seguita solo da Grecia, Bulgaria e Romania.

Registro tumori nazionale si farà: OBIETTIVI

Questa proposta di legge tende ad essere più ambiziosa del citato Piano oncologico nazionale, che ha come obiettivo quello di raggiungere circa il 50 per cento di copertura della popolazione: l’ambizione è quella di raggiungere il 100 per cento, magari non a brevissimo termine ma comunque nel medio-breve termine.

Un altro obiettivo della presente proposta di legge è quello di dare risposte riguardo l’andamento dei tumori sull’intero territorio nazionale, i tempi di sopravvivenza, l’indice di mortalità e l’aumento o la diminuzione di una determinata patologia oncologica rispetto agli anni precedenti, tenendo conto che si prevede l’obbligo di istituire un archivio contenente i dati relativi alla diagnosi e alla cura dei tumori.

Più valore per i cittadini

Ciò assume valore anche nei confronti dei cittadini, i quali saranno sempre più informati anche con dati che riguarderanno più specificamente il territorio in cui vivono: infatti oggi ci troviamo purtroppo di fronte a dati abbastanza scadenti per quella che comunemente viene conosciuta come la «Terra dei Fuochi», quella parte del territorio nazionale che abbraccia la parte nord della Campania e continua verso il capoluogo.

Un modello fulgido di interdisciplinarità lo abbiamo avuto con lo Studio epidemiologico nazionale dei territori e insediamenti esposti a rischio di inquinamento (SENTIERI) effettuato dal Ministero della salute, dall’ISTAT e dall’AIRTUM e coordinato dall’Istituto superiore di sanità, che consiste in uno studio comparato su più livelli anche dell’incidenza dei tumori relativo a diciotto zone interessate dai siti di interesse nazionale (SIN) per le bonifiche. Questa proposta di legge ha esattamente lo scopo di rendere tale tipo di ricerche assolutamente di routine.

I prerequisiti

Il citato Piano oncologico nazionale prevede, come prerequisito, lo sviluppo delle reti oncologiche regionali al fine di migliorare i percorsi diagnostico-terapeutici all’interno di una rete delle reti la cui governance dovrà essere demandata al Ministero della salute. In quest’ottica va vista l’istituzione dei vari registri regionali che dovranno confluire nel registro nazionale dei tumori. Tutto questo anche per evitare il più possibile differenze sostanziali fra le varie regioni e, di conseguenza, garantire parità di accesso a tutti i cittadini alle cure oncologiche in attuazione del dettato costituzionale.

La struttura a livello nazionale oggetto della presente proposta di legge deve andare necessariamente a raccordarsi con le agenzie che a livello internazionale si occupano di questa problematica: con l’OMS e con l’International agency research on cancer (IARC), che già dal 1979 collega i registri dei tumori nel mondo armonizzando il più possibile i dati che provengono dalle varie parti del globo e che fornisce informazioni utilizzate dalle organizzazioni sanitarie sopranazionali sulle politiche di controllo dei tumori nel mondo.

 

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. All'attivo articoli sul fisco, sociale, lavoro, televisione e sicurezza alimentare.

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