Sentenza di morte sulle mura di una basilica | A Napoli la camorra minaccia imbrattando

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Sentenza morte mura di basilica

E’ comparsa ieri mattina una scritta minatoria sulle mura della Basilica di San Paolo Maggiore a Napoli: “Sentenza per sempre“. Sentenza morte mura di basilica.

Napoli, paradiso e inferno

Un triste risveglio per gli abitanti del quartiere dei Tribunali.
Una delle più belle basiliche di Napoli, ieri ha presentato le ferite dell’amara realtà di questa città, dove l’orgoglio di un passato e di una storia prestigiosi si perdono nel grigiore di una quotidianità minata dal degrado e dalla criminalità.



Morte annunciata

Le mura di San Paolo Maggiore sono state imbrattate da uno dei tanti clan della camorra. Tre frasi: il numero 17, il nome del boss, Emanuele Sibillo, ucciso a 19 anni da una banda rivale, le lettere F.S., ovvero famiglia Sibillo e l’impronta di una mano con la scritta “sentenza di morte”.
Il messaggio è indirizzato alla banda rivale dei “capelloni”, guidata dai Buonerba, uno dei clan che controllano i vari quartieri e che annoverano spesso, tra i loro affiliati, minorenni. Probabili esecutori dell’uccisione di Sibillo, i Buonerba hanno subito, di recente, una dura condanna (ben tre ergastoli e due condanne a trent’anni di reclusione) e non si prospetta un futuro roseo per loro anche all’interno della criminalità organizzata.

Il rimpianto di Sibillo

Sono passati due anni dalla morte del giovane Emanuele Sibillo, boss carismatico di una banda di ragazzi che controlla il centro antico della città partenopea, eppure è ancora vivo tra questi il ricordo del loro capo e la sete di vendetta non si è estinta.
La “paranza dei bambini” (questo il nome del gruppo di Sibillo) ha le sue leggi, dure, violente: quelle della camorra. Non c’è perdono e la vita ha come unico riscatto la morte in “domani” privi di certezze.


Un destino già segnato

Sibillo era uno dei tanti, colpevole di essere nato nel quartiere sbagliato, intelligente, a suo modo educato, ma la sua casa, sin da piccolo, era stata la strada. E come lui diceva: “Chi è nato sotto una stella non può morire sotto un’altra”.

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Irma Saracino

Irma Saracino

Nata a Taranto, ha vissuto per anni a Londra, svolgendo attività giornalistica, come freelance. Tornata in Italia ha anteposto il suo ruolo di madre alla carriera, ma la scrittura è la sua vita, la sua follia. Attualmente collabora anche con altra testata giornalistica. Si interessa di cultura, arte, politica e cronaca internazionale.

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