BREXIT euroscettici su europeisti: prosegue il FALLIMENTO EUROPEO

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BREXIT euroscettici su europeisti

Ebbene sì, è successo. Ciò che nessuno (o pochi si aspettavano): il Regno Unito lascia l’Europa. BREXIT euroscettici su europeisti, ossia vincono coloro che (anche in Italia) si ritengono asfissiati e schiacciati ulteriormente dall’ingresso in Europa che ha determinato la rovina e il crollo del proprio Paese sotto tutti i punti di vista.

BREXIT populismo su europeismo

In Gran Bretagna, alla domanda “La GB deve uscire dall’UE?” il popolo ha espresso chiaramente la volontà di abbandonare l’Europa: più di 17 milioni di persone (il 52%) hanno detto “Lasciamo l’Europa” (LEAVE) contro il 48% (circa 16 milioni) che ha detto “NO” (REMAIN).

Solo gli scozzesi e i londinesi hanno espresso la ferma volontà di restare in Europa mentre nelle altre regioni i britannici hanno detto chiaramente “LEAVE”.

E’ un dato che deve far riflettere e che sicuramente provocherà delle ripercussioni (oltre a quelle interne alla Gran Bretagna) a livello europeo.

BREXIT euroscettici su europeisti: è davvero un disastro economico?

I grandi economisti già parlano (in realtà lo facevano anche prima) di tragedia prospettando un quadro da fine del mondo sia in Gran Bretagna sia al di fuori dei confini. In effetti, inizialmente, le ripercussioni non potranno non esserci ma i grandi (e presunti, ce ne sono tanti) economisti devono mettersi l’anima in pace.

L’Euro ha fallito demolendo e indebolendo Paesi interi che ancora oggi (come l’Italia) faticano per raggiungere un livello (non di vivibilità economica stabile ma) di vita accettabile.. di sopravvivenza insomma. Vedasi cosa è accaduto in Grecia.

Gli “europeisti” (troppo spesso presunti esperti di economia, cocciuti economisti irremovibili dalle loro idee o semplicemente persone interessate sostenitrici dell’Euro) li definiscono “populisti” coloro che guardano l’Euro con scetticismo dopo i disastri (spesso ulteriori) che ha portato alle economie nazionali. Come se restare in Europa significasse restare in paradisi infiniti e illimitati. E, al contrario, come se uscire dall’Europa significasse chiudersi in casa propria limitando la possibilità di condividere e contribuire al bene europeo.

I possibili effetti

Autorevoli fonti hanno prospettato nell’immediato la caduta della sterlina (circa il 20%) rispetto all’Euro, oltre al trasferimento di ingenti capitali verso altri e più convenienti “lidi” e il crollo delle borse. A nostro avviso sono effetti ovvi per un cambio così radicale che porterà anche delle perdite in termini di posti di lavoro, di scambi commerciali con gli altri Paesi e all’aumento dei costi in tutto ciò che comporta l’interscambio con gli altri Paesi (è ovvio anche questo).

Ma la situazione bisognerà analizzarla nel lungo termine per capire quali saranno i reali effetti della Brexit e se questa sarà davvero un dramma per la Gran Bretagna (e per gli altri Paesi dell’UE).

Quale Paese sarà il prossimo?

I recenti sondaggi per sentire gli umori dei cittadini degli altri Paesi europei, lasciano presagire altri scenari simili alla Brexit.

In Italia, per esempio, è lieve la differenza tra coloro che voterebbero “REMAIN” (restare in Europa, in vantaggio di pochi punti percentuali) e coloro che voterebbero “LEAVE” (uscire dall’Europa). Anche in Francia la situazione non è tanto diversa. I più convinti del “REMAIN” sembrano gli spagnoli.

Noi crediamo che ciò che sta accadendo non sia un caso e che presto potrebbe essere seguito da altri Paesi con effetti (per l’Euro) disastrosi.

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. All'attivo articoli sul fisco, sociale, lavoro, televisione e sicurezza alimentare.

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