Decimo decreto salva Ilva | Immunità per tutti e niente bonifiche

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Decimo decreto salva Ilva

Continuano le assurdità del Governo nei confronti dei tarantini, arriva il “tanto atteso” decimo decreto salva Ilva: immunità per tutti e niente bonifiche. Insorgono il presidente della Regione Emiliano e soprattutto Peacelink, Angelo Bonelli e Lina Ambrogi Melle del “Gruppo Ecologisti per Bonelli”. Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, scrive oggi “ILVAdemecum per cittadini e lavoratori” (clicca sul link in rosso per leggerlo) per delineare una strategia per reagire all’ennesimo atto governativo contro la Costituzione e contro Taranto.

La reazione di Michele Emiliano

Sul decimo decreto salva Ilva si esprime così il Presidente della Regione Puglia: “Il decimo decreto ILVA è l’ennesimo errore dei vari Governi italiani succedutisi nel tempo con riferimento alla vicenda dell’acciaieria ILVA.
Si ritiene ingenuamente da parte del Governo in carica di facilitare la vendita a privati dello stabilimento, concedendo l’immunità dal diritto penale oltre che ai commissari, anche agli acquirenti dello stabilimento per le attività di esecuzione della Autorizzazione Integrata Ambientale.
È ingenuo il Governo perché non riesce a immaginare che i grandi player industriali che aspirano all’acquisto hanno perfettamente chiaro che la Corte Costituzionale non potrà più consentire lo scempio della Costituzione che essa deve invece presidiare.
La Corte non potrà infatti ancora consentire un’ulteriore proroga del termine previsto dai decreti ILVA per l’adeguamento all’AIA senza travolgere il diritto alla salute dei tarantini.

Quel termine infatti era l’unico presupposto sul quale era stato possibile accettare una temporanea violazione del diritto alla salute dei cittadini.
Se tali termini vengono prorogati continuamente, come è successo di nuovo con il decreto legge promulgato ieri, è chiaro che gli eventuali acquirenti sono consapevoli che la Corte Costituzionale ben potrebbe ritenere spezzato l’affidamento concesso al Governo e dichiarare la incostituzionalità del decimo decreto e di tutti i precedenti che dell’attuale costituiscono il presupposto.
Per fare chiarezza in merito ho deciso di dare mandato alla Avvocatura regionale di valutare se ricorrono i presupposti per impugnare il decimo decreto ILVA davanti alla Corte Costituzionale.
La misura infatti è colma. La pazienza dei tarantini e dei pugliesi è finita.
Siamo stanchi di vedere i bambini di Taranto ammalarsi di tumore nella misura del 30% in più rispetto agli altri bambini italiani.

Angelo Bonelli dei Verdi

Con il decimo decreto salva Ilva chi acquisterà l’acciaieria avrà l’immunità penale, non sarà obbligato a fare le bonifiche, potrà cambiare il piano ambientale e sanitario e per ultimo si concede ulteriore proroga di 18 mesi per la realizzazione delle prescrizioni ambientali e quindi strettamente connessi alla salute, in questo modo si da’ una spallata definitiva alle fondamenta dell’ordinamento giuridico italiano. A Taranto sapevamo che il diritto alla salute era stato sospeso ma che si arrivasse anche a garantire l’immunità penale agli acquirenti come previsto dall’art.1 comma lettera b all’articolo, è un qualcosa che non ha alcun precedente in Europa e in nessun paese democratico.
Nel decreto si modifica l’art.253 del codice ambientale che impone alla proprietà dello stabilimento le bonifiche, in questo modo nessuno farà le bonifiche a Taranto dai terreni ai fondali marini in un territorio dove a causa dell’inquinamento non si può pascolare per un raggio di 20 km. La proroga di ulteriori 18 mesi delle già blande misure ambientali, provocherà un’ennesima sospensione del diritto alla salute dei cittadini che da decenni respirano inquinanti e metabolizzano diossine. Perché continuare a guardare al passato per non investire nel futuro come accaduto a Bilbao, Pittsburgh o alla Ruhr dove dalla conversione industriale in chiave ecologica sono stati prodotti centinaia e centinaia di migliaia di posti di lavoro ?“.



Lina Ambrogi Melle

In merito al decimo decreto salva Ilva, queste le dichiarazioni del consigliere comunale di Taranto del Gruppo Ecologisti per Bonelli: “Il decimo decreto salva Ilva è la naturale conseguenza della rassegnazione dei tarantini e delle istituzioni locali ad accettare di barattare la vita e la salute con un lavoro pericoloso e “strategico” per l’Italia. Questo decimo decreto legge, che rinvia ancora di altri 18 mesi l’attuazione di un  piano ambientale già precedentemente depotenziato dando anche all’acquirente la possibilità di modificarlo ed estende l’immunità penale ed amministrativa concessa ai commissari del governo anche ai futuri acquirenti o affittuari dell’Ilva, è in linea con quelli che lo hanno preceduto: immorale perché mantiene in funzione impianti che creano malattie e morte come certificato dalle perizie epidemiologiche del Tribunale e confermato dallo studio Sentieri  dell’Istituto Superiore della Sanità e dal Registro Tumori di Taranto, che proprio in questi giorni ci ha confermato la gravità della situazione sanitaria tarantina che presenta eccessi di malattie soprattutto oncologiche rispetto al resto della provincia e della media nazionale.

Il mio stupore assieme alla mia indignazione nacquero con la prima legge salva Ilva, la 231 del 2012, con cui per la prima volta in Italia veniva restituita la facoltà d’ uso ad impianti sequestrati dalla magistratura perché pericolosi. Fu allora che mi convinsi che solo un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea di Lussemburgo e un Ricorso alla Corte dei Diritti  umani di Strasburgo potessero restituirci quel diritto alla vita e all’integrità fisica garantito anche dalla Costituzione italiana oltre che dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea  ma così violentemente calpestato a Taranto, città che ha la sfortuna di ospitare impianti  altamente inquinanti e “strategici” per l’Italia.

Ho trascorso più di tre anni a chiedere ad associazioni e movimenti di intraprendere questi azioni, in quanto pensavo che potessero essere più efficaci rispetto a quelle di semplici cittadini, ma non sono stata ascoltata. Per questo, di fronte al susseguirsi  vergognoso di continue leggi salva-Ilva che risolvevano ogni problema dell’azienda rendendo legale ciò che non lo era, ho voluto fortemente promuovere un ricorso collettivo alla Corte  dei diritti umani di Strasburgo depositato lo scorso 21 ottobre 2015 e in soli tre mesi, il 4 febbraio 2016, i nostri avvocati hanno ottenuto la trattazione prioritaria, concessa raramente e solo quando è a rischio la vita umana. Entro il prossimo 20 giugno 2016 lo Stato italiano dovrà difendersi davanti alla Corte dei diritti umani dall’accusa di non proteggere la vita e l’integrità  fisica di noi tarantini.

A questo punto invito la città ad unirsi per riappropriarsi della propria dignità e reclamare con voce univoca quelle alternative occupazionali ed economiche che creeranno nuove opportunità di sviluppo secondo le vere vocazione di un territorio che ha grandissime potenzialità con la sua bellezza paesaggistica, la sua  storia, le risorse del mare,l’ agroalimentare, il porto. Chiediamo un rafforzamento delle strutture sanitarie per affrontare questa gravissima emergenza sanitaria in atto, l’Università e le infrastrutture che garantiscano il diritto alla mobilità che purtroppo ci vengono ancora negati. E che si fermino immediatamente, come aveva ordinato il gip Todisco il 26 luglio 2012 (ossia ben quattro anni fa), gli impianti pericolosi che causano due-tre decessi al mese e si facciano finalmente le bonifiche dei suoli, delle acque e dei mari che sono stati avvelenati.
Taranto non può ancora aspettare e credere nelle “favolette” di una impossibile “ambientalizzazione”, Taranto deve ora avere una SVOLTA immediata, senza più illusioni e delusioni.

Peacelink scrive alla Commissione Europea e ad Amnesty International

Sempre in merito al decimo decreto salva Ilva, anche PeaceLink non è rimasta a guardare e ha scritto alla Commissione Europea (clicca sul link in rosso per leggerla) una dettagliata analisi del testo che presenta aspetti giuridici ritenuti anomali e di una gravità ritenuta eccezionale. Non si è fermata a quella lettera l’azione di Peacelink perché ha inoltre scritto ad Amnesty International (clicca sul link in rosso per leggerla) evidenziando violazioni dei capisaldi dello Stato di Diritto e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Dice Peacelink “Segnaliamo la violazione degli articoli 1, 2, 3, 7 e 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Viene sacrificato il principio di eguaglianza e introdotto un principio di diseguaglianza dei diritti in base al territorio a cui una persona appartiene. Ci siamo mobilitando in tutte le sedi perché il diritto alla protezione della vita e della salute sia garantito e non venga mercanteggiato“.

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. Scrivo articoli sul fisco, sociale, televisione e sicurezza alimentare.

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