Si fermino le trivelle | Sì o no? Il 17 aprile 2016 il Referendum

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Si fermino le trivelle

Si fermino le trivelle. Questo gridano gli abitanti e le associazioni delle regioni interessate alle trivellazioni preoccupati per le ripercussioni ambientali e turistiche legate al proseguimento delle attività delle trivelle. Cerchiamo di capirne di più.

Il contrasto tra interessi economici e ambiente: siamo alle solite

Sono 9 le regioni d’Italia che hanno fortemente voluto questo referendum popolare (si voterà però IN TUTTA ITALIA), affinché si fermino le trivelle. Le regioni, da nord a sud, sono le seguenti: Veneto, Liguria, Sardegna, Molise, Campania, Marche, Basilicata, Calabria e Puglia. I motivi del loro grido “Si fermino le trivelle” giungono dalla grande preoccupazione per l’impatto ambientale e di conseguenza turistico che ricadrebbe sui territori di quelle regioni interessate dal proseguimento delle trivellazioni in mare non lontane dalle coste (entro i 22,2 km dalla costa). Sembra un film già visto, il solito bivio: economia e lavoro oppure ambiente e salute ? Un contrasto che pare non avere mai fine e che non trova mai un punto d’incontro che non faccia male a nessuno.

Un pensiero e un accostamento alle questioni ambientali e sanitarie tarantine legate alle attività inquinanti dell’Ilva di Taranto ci sembra doveroso e quantomai pertinente e non è l’unico caso purtroppo. Così come pertinente è l’accostamento con l’azione del Governo che, in casi del genere, pare essere sempre più propenso a mettere in primo piano gli interessi economici prima di ogni altra cosa (sanitaria o ambientale che sia). In questo caso poi si parla di puntare di più sulle alternative al petrolio e al gas: sulle energie rinnovabili e sull’innovazione tecnologica che, secondo alcuni, rappresentano un’alternativa efficace ma non nell’immediato, per altri rappresentano invece una strada produttiva nell’immediato specialmente se percorsa subito con maggiore convinzione.

Il referendum e cosa si chiede agli italiani

Il testo del quesito del referendum è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale” ?».

Per essere più chiari, con il referendum si chiede agli italiani di tutta Italia (e non solo a quelli delle 9 regioni che hanno voluto il referendum) compresi quelli residenti all’estero, di esprimersi sulla volontà di fermare o rinnovare le concessioni sui giacimenti attualmente attivi nei mari italiani ancora “ricche” di gas o petrolio da sfruttare. Trattasi di un referendum abrogativo, strumento di democrazia diretto previsto dalla Costituzione italiana per chiedere la cancellazione totale o parziale di una legge dello Stato. La proposta del referendum è approvata se a votare saranno andati almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto (lo prevede l’art. 75 della Costituzione) e che la maggioranza dei votanti si sia espressa con un “Sì”. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età.



Rispondendo SI

Gli italiani esprimeranno la volontà di dire STOP alle trivellazioni affinché si fermino le trivelle e le loro attività dai mari del proprio territorio. Con il “SI” si chiede di cancellare quella norma che permette ai grandi colossi petroliferi di estrarre gas e petrolio entro 12 miglia dalla costa e sempre votando “SI”, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, allo scadere delle concessioni rilasciate a suo tempo. Si fermino le trivelle.

Rispondendo NO (o non andando a votare)

Gli italiani esprimeranno la loro volontà affinché NON si fermino le trivelle così che possano proseguire le loro attività nei mari italiani potendo godere della possibilità (alla loro scadenza) di essere successivamente prorogate per altre due volte (di dieci e di cinque anni). Peraltro, grazie a una modifica apportata al testo in materia dall’ultima legge di stabilità, potrebbero anche rimanere «per la durata di vita del giacimento» (annullandone di fatto una scadenza prefissata) dopo aver valutato l’impatto ambientale in vista della decisione di rinnovo della concessione alle trivellazioni. L’imperativo dei sostenitori del NO è dunque “Non si fermino le trivelle“.

Gli schieramenti

Due gruppi che contrappongono idee nettamente differenti: il primo (No Triv) costituitosi nel Comitato “Ferma le trivelle” che conta decine di associazioni di tutta Italia che gridano “Il petrolio è scaduto, il mare è nostro, cambia energia“, il secondo “Ottimisti e Razionali“, contrario al referendum, anch’esso con decine di adesioni, che spinge al no e all’astensione perché non ritiene le trivellazioni un pericolo ambientale e turistico ma al contrario rappresentano una ricchezza lavorativa ed economica del Paese.

Il pensiero del Comitato Ferma le trivelle

Il Comitato Ferma le trivelle (favorevole al Sì) avevano fatto appello (rimasto inascoltato) prima al Governo poi al Capo delle Stato, perché si decidesse per un “Election day”, che accorpasse in un’unica data il referendum popolare sulle trivelle e le elezioni amministrative. Il Comitato sostiene a tal proposito che “per la prima volta nella storia Repubblicana, il Governo ha convocato un referendum nella prima domenica disponibile per mettere i bastoni tra le ruote, riducendone sensibilmente il tempo a disposizione, a una campagna referendaria che evidentemente lo spaventa. Inoltre, nonostante in occasione del referendum di 5 anni fa gli stessi esponenti dell’attuale governo si fossero detti favorevoli, il Governo ha deciso di non accorpare elezioni amministrative e voto referendario sprecando oltre 360 milioni – l’equivalente degli introiti annuali dalle royalties dalle trivellazioni attualmente presenti nel Paese – nella speranza di impedire il raggiungimento del quorum.“. Legambiente ricorda che i cittadini sono chiamati a pronunciarsi sull’abrogazione della legge sulle trivellazioni limitatamente alle parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. Tra i favorevoli al Sì, personaggi noti come Dario Fo, Andrea Camilleri, Vinicio Capossela, Jovanotti, Piero Pelù, 99 Posse, Maurizio Casagrande, Noemi e diversi altri. Per dare la propria adesione inviare QUI una mail.

Il pensiero degli “Ottimisti e Razionali”

Il gruppo degli “Ottimisti e Razionali” definisce il referendum sbagliato e strumentale e spiega la decisione del Governo sulla scelta della data del referendum sostenendo che “Il 16 febbraio 2016 il Presidente della Repubblica ha ratificato la data del voto sulla base del decreto 98 del 2011 (sull’election day) che prevede la possibilità di abbinare referendum tra loro o elezioni di diverso grado tra loro ma non l’abbinamento di elezioni con referendum.” Il gruppo sostiene che nel caso in cui i Sí all’abrogazione dovessero prevalere, alla scadenza delle concessioni verrebbero interrotti alcuni importanti investimenti in essere, con ricadute economiche e occupazionali molto negative. Secondo gli “Ottimisti e Razionali”, le ricadute sarebbero anche ambientali perché l’abbandono di giacimenti sfruttati solo in parte aumenterebbe e non ridurrebbe i rischi di deterioramento degli impianti esistenti e quegli idrocarburi oggi prodotti nei giacimenti di Guendalina nel medio Adriatico, Rospo davanti all’Abruzzo e Vega al largo di Ragusa, sarebbero sostituiti da un maggior numero di navi petroliere in transito lungo le nostre coste. Secondo il gruppo, la causa del catrame che a volte arriva sulle nostre coste danneggiandole, è attribuibile alle petrolifere e non ai giacimenti nei mari italiani. “Il petrolio e il gas a chilometro zero, come qualcuno li ha definiti, sono più sicuri e meno impattanti per l’ambiente. Nulla viene scaricato a mare e i detriti di perforazione vengono raccolti e inviati a terra in centri autorizzati per lo smaltimento.“. Pertanto, secondo il gruppo, si deve continuare e aumentare gli investimenti sulle tecnologie rinnovabili ma, non essendo ancora riusciti a raggiungere tali obiettivi, ed essendo tale strada ancora lunga, si devono sfruttare al massimo le fonti fossili (gas e petrolio) che producono lavoro ed economia per il Paese per dipendere sempre meno dal resto del mondo.  Gli “Ottimisti e Razionali” criticano Greenpeace sul fatto che abbiano definito le cozze raccolte dalle piattaforme metanifere di fronte alla costa dell’Emilia Romagna, “fuori dai parametri di legge” e anche per il rapporto sulle “trivelle fuorilegge” definendolo non chiaro in tre punti: 1) la normativa presa in considerazione riguarda l’acqua potabile mentre quello esaminato è un contesto ambientale differente e per il quale vigono norme diverse; 2) i monitoraggi a cui si fa riferimento non evidenziano parametri anomali rispetto a zone  più distanti; 3) i mitili raccolti in prossimità delle piattaforme sono sottoposti a rigidi controlli da parte delle ASL. La critica si sposta poi alla FIOM rea, a loro dire, di non pensare alle gravi e pesanti ricadute occupazionali nel caso di vittoria del Sì. Il gruppo ricorda che i dati ufficiali (al 31.12.2015) del Ministero dello Sviluppo Economico (UNMIG) mostrano che la data di scadenza delle concessioni per le piattaforme esistenti entro le 12 miglia e’ quasi immediata e non consente di gestire nessuna transizione verso altre fonti e che si tratta di 31 concessioni produttive (sarebbero in realtà 35 ma 3 di queste risultano inattive e un’altra è in sospeso fino alla fine di quest’anno N.d.R.), la cui scadenza avverrebbe secondo il seguente calendario:  1 gia’ scaduta nel 2014,  8 nel 2016, 3 nel 2017, 6 nel 2018, 3 nel 2019, 1 nel 2020, 1 nel 2021, 1 nel 2022, 1 nel 2024, 6 nel 2026. Un danno enorme già entro il 2018 (con la chiusura di 21 piattaforme), prima di una qualunque possibile riconversione energetica e quindi con perdita importante di posti di lavoro, chiusura di aziende altamente tecnologiche e danno per il sistema di approvvigionamento del paese. Per dare la propria adesione inviare QUI una mail.

Intanto scoppia il caso PD

La posizione è chiara: il PD ha scelto la strada dell’astensionismo nonostante 7 delle 9 regioni che hanno chiesto il referendum siano governate da rappresentanti del PD. Una sorta di “nonsense” che sta creando delle spaccature in seno al partito. Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano si è apertamente schierato contro questa scelta del suo partito e di Matteo Renzi. Per Emiliano si deve andare a votare a prescindere che si voti SI o NO. I risvolti di questo contrasto si conosceranno probabilmente nei prossimi giorni.

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. All'attivo articoli sul fisco, sociale, lavoro, televisione e sicurezza alimentare.

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