Taranto dimentica Paisiello | La sua casa natale abbandonata al degrado

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Taranto dimentica Paisiello

Quest’anno ricorre l’anniversario dei 200 anni dalla morte, e mentre tutto il mondo celebra il genio musicale tarantino rappresentando le sue opere, Taranto dimentica Paisiello. La sua casa natale versa da tempo nell’abbandono più totale ancor più dell’intero Borgo antico.

Un rispetto che meriterebbe

Il 5 giugno 2016 si celebrano i 200 anni dalla morte del grande Giovanni Paisiello, celebrato da tutto il mondo tranne dalla sua città natale. E succede che, mentre a Napoli c’è una raccolta di pensieri di Paisiello e mentre a Lecce un teatro è stato a lui intitolato e a Torino è stata a lui intitolata una via di un quartiere, Taranto dimentica Paisiello. Proprio Taranto, la città dov’è nato colui che dovrebbe essere uno dei fiori all’occhiello di una città, un vanto. E invece, lo stato e l’abbandono della sua casa natale pare che anticipi il suo inevitabile e triste destino: l’abbattimento! (se dovesse proseguire lo stato penoso in cui versa).

Poco più di un anno fa, un incendio divampato proprio all’interno della casa natale di Paisiello peggiorò ulteriormente le condizioni dello stabile. Tra proteste (di pochi) e promesse di ristrutturazione mai mantenute, uno dei tangibili segni di incuria e abbandono è ancora lì, sotto gli occhi di tutti. Non è dunque azzardato affermare “Taranto dimentica Paisiello“, se si esclude l’Istituto musicale che prese il suo nome e l’annuale Festival a lui intitolato. Chissà che le istituzioni locali non riescano a fare qualcosa (magari un miracolo.. quantomeno in vista della importante ricorrenza del 5 giugno 2016) ma al momento le foto parlano purtroppo da sé.

Sulla targa affissa sui resti di quello che fu un immobile, c’è scritto:

Qui nacque Giovanni Paisiello, riformatore della musica. Trovò nel cuore la fonte dell’armonia e ne ebbe in copia scorrevoli melodie d’amore e di piano. Onorato dai Re e dagl’Imperatori, Fe alto risonare fino all’ultimo settentrione l’accento italiano raffermando all’attonita Europa come Italia si non sempre colle armi almeno con l’ingegno è stata la Regina delle nazioni. Morì nel 1815 dopo 75 anni di vita. Il Municipio a memoria di tanto illustre concittadino diede il nome di Paisiello alla strada. E questa pietra pose 15 marzo 1872“.



Taranto dimentica Paisiello: glielo ricordiamo noi chi è stato Giovanni Paisiello

Nacque a Taranto il 9 maggio 1740, compositore italiano e uno dei più importanti compositori d’Opera nel periodo tra la seconda metà del Settecento e l’Ottocento. Le sue opere, se ne conoscono 94, sono tuttora apprezzate per la bellezza delle loro melodie. Fratello di Porzia e Raffaele e figlio di un maniscalco (Francesco) e di Grazia Fuggiale. Lasciò Taranto quando aveva ancora 13 anni per andare a studiare a Napoli al conservatorio Sant’Onofrio per il quale scrisse alcuni intermezzi per i quali non passò inosservato tant’è che fu invitato a scrivere tre opere per lo Stato pontificio (“La Pupilla” e “Il mondo al rovescio” per la città di Bologna e “Il marchese di Tidipano” per la città di Roma) il cui successo lo portarono a trasferirsi per qualche anno a Roma dove scrisse delle opere di successo.

Nel 1772..

..convolò in nozze con Cecilia Pallini e nel 1776 si trasferì in Russia dove visse fino al 1783 e dove, per tre anni, fu “maestro di cappella” a San Pietroburgo. Divenne insegnante di musica della granduchessa Maria Fjòdorovna. In quel periodo mise in scena la sua opera “La Nitteti” , nel 1781 rappresentò “La serva padrona” e l’anno dopo il suo capolavoro “Il barbiere si Siviglia” che Mozart mise in musica componendo “Nozze di Figaro”.

Nel 1776, terminata l’esperienza russa, rappresentò a Vienna “Il Re Teodoro” per poi mettersi al servizio di Ferdinando IV a Napoli dove compose diverse opere di successo.

Napoleone nel 1802 lo invitò a Parigi dove, nonostante il trattamento ricevuto degno di un grande, non ebbe il successo che si aspettava dai parigini. Questo lo spinse l’anno dopo a trasferirsi di nuovo in Italia anche a causa delle condizioni di salute della moglie che poi morì nel 1815 contribuendo all’inevitabile declino acuito con il ritorno dei Borboni al governo di Napoli.

Giovanni Paisiello morì…

…quando aveva 76 anni a Napoli il 5 giugno 1816 nella casa in Via Concezione a Montecalvario n° 48. È sepolto in un antico luogo di culto di Napoli, nella chiesa di Santa Maria Donnalbina in una tomba scolpita nel 1817 da Angelo Viva, sormontata da un bel profilo marmoreo e con l’iscrizione: IOANNI PAISIELLO / TARENTINO / MARIA ET IPPOLITA / FRATRI INCOMPARABILI / LUGENTES / OBIIT DIE V IUNII MDCCCXVI. In quell’anno fu adottato il suo “Viva Ferdinando il Re” come Inno nazionale del Regno delle Due Sicilie che aveva in precedenza composto.

Una raccolta di manoscritti contenenti le severe opinioni di Paisiello sui compositori a lui contemporanei si trova a Napoli presso la biblioteca dei Girolamini.

Come detto inizialmente, a Lecce è stato intitolato a suo nome un teatro , a Torino è stata intitolata a lui una via nel quartiere Barriera di Milano e a Taranto è stato intitolato a Paisiello l’importante Istituto di Alta Formazione Musicale oltre al Giovanni Paisiello Festival che si tiene, dal 2006 a Taranto, che vedrà nei prossimi mesi tagliare il traguardo della 10a edizione.

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. All'attivo articoli sul fisco, sociale, lavoro, televisione e sicurezza alimentare.

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