Effetto GREEN PASS sui parchi divertimenti | “Calo di ingressi del 50%, contiamo sugli indennizzi del Governo”

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Articolo aggiornato lunedì, 9 Agosto 2021 18:25

EFFETTO GREEN PASS SUI PARCHI DIVERTIMENTI

L’allarme dell’Associazione di categoria, aderente a Confindustria, che evidenzia l’effetto Green Pass sui parchi, dichiarando un calo di ingressi del 50% e si aspetta rapidi indennizzi per recuperare le perdite. 

UN NETTO E PREOCCUPANTE CALO

A poche ore dall’entrata in vigore del provvedimento che impone l’obbligo di presentare il green pass anche all’ingresso di parchi divertimento e tematici per tutti gli ospiti di età superiore a 12 anni, le aspettative dell’Associazione Parchi Permanenti Italiane, sono confermate: nei parchi oggetto del provvedimento, il calo di ingressi è si attesta in media sul 50%, rispetto ai dati della settimana scorsa.

IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE: “FAVOREVOLI AL GREEN PASS MA…

Nonostante le riserve iniziali sulle modalità applicative e sulla tempistica – dichiara Giuseppe Ira, Presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e di Leolandia (BG) – siamo a favore del green pass e siamo orgogliosi di svolgere il nostro ruolo attivo nella lotta alla pandemia.

Dall’analisi del decreto legge 105/2021 – prosegue Ira – emerge che il governo identifica espressamente solo i parchi tematici e divertimento come depositari dell’obbligo di green pass. Ci allineiamo alle disposizioni, convinti che questo ci permetterà di tenere aperti i parchi ininterrottamente anche in autunno, scongiurando le chiusure dello scorso anno“.



CONTIAMO SUGLI INDENNIZZI

Per controbilanciare le perdite, contiamo sugli indennizzi che il governo ci riconoscerà. I nostri clienti, infatti, hanno reagito all’introduzione del green pass con numerose cancellazioni.

Per quanto concerne le altre tipologie di parchi, il decreto legge 105/2021 lascia giustamente esenti i parchi avventura, situati in mezzo ai boschi e simili ai parchi pubblici per i quali non c’è nessun obbligo, e i parchi faunistici che, al pari dei giardini zoologici, hanno già approntato tutte le misure anti Covid, aprendo il 26 aprile scorso. Soprattutto, sono esenti dal provvedimento i parchi acquatici, assimilati dalla Conferenza Stato-Regioni alle piscine all’aperto con acqua scivoli presenti in tutto il Paese, nei quali quindi si potrà continuare ad accedere senza green pass, al pari di quanto avviene nei parchi acquatici interni ai campeggi, che arrivano ad ospitare fino a 15.000 clienti, ai villaggi turistici e agli alberghi”.

LE RICHIESTE AL MINISTRO GARAVAGLIA

Il 5 agosto, al Ministro Garavaglia -prosegue Ira – abbiamo suggerito di emulare la Francia non solo nell’adozione del green pass, ma anche esentando temporaneamente i minori sino al 31 agosto e predisponendo idonee coperture economiche per fronteggiare le ingenti perdite che le nostre aziende subiranno. Ci attendiamo rapidi indennizzi commisurati ai vantaggi che, secondo il governo, il nostro sacrificio produrrà alla comunità tutta”.

GLI INTROITI GENERATI PRIMA DELLA PANDEMIA

Il Presidente Ira ha ricordato infine gli introiti generati nel passato dagli operatori del settore.

Fino al 2019 i parchi divertimento italiani (circa 230 tra tematici, faunistici, acquatici e avventura) generavano 1,1 milioni di pernottamenti ed erano visitati ogni anno da 20 milioni di italiani e 1,5 milioni di stranieri.

Sempre nel 2019 il comparto ha generato un giro d’affari di 450 milioni di euro riferiti alla sola biglietteria. Questa cifra sale a:

  • 1 miliardo con l’indotto interno (ristorazione e merchandising);
  • 2 miliardi considerando l’indotto esterno, relativo ad esempio a centri commerciali, hotel e altri servizi in prossimità dei parchi.

A livello di occupazione, il settore prima della pandemia impiegava 25.000 persone tra fissi e stagionali, 60.000 con l’indotto.

LA SITUAZIONE PEGGIORATA DAL 2020

Nel 2020 – ha concluso Ira – le aziende del comparto in media hanno registrato perdite del 75%, collocandosi a pieno titolo tra le più colpite dalla crisi. Il 20% dei parchi ha rinunciato completamente all’apertura e alcune importanti realtà imprenditoriali italiane sono passate di mano a fondi di investimento stranieri.

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