Ilva presenta “Masterchef Acciaio” | C’è pure lo “Chef dell’acciaio” nel siderurgico di Taranto

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Ilva presenta Masterchef Acciaio

Mercoledì 30 agosto in seconda serata (23.30) su Rai1 è andato in onda il reportage “3×8 Cambio Turno” seguito da 620 mila spettatori (7,0% share). Per certi versi sembrava intitolarsi “Ilva presenta Masterchef Acciaio” per gli improbabili accostamenti culinari fatti nel corso del programma.

Il documentario in realtà ha raccontato le vicende Ilva di Taranto viste da una prospettiva diversa, dall’interno dello stabilimento. Un docu-film scritto dal tarantino Angelo Mellone e da Pietro Raschillà che hanno raccontato le vicende dell’Ilva.

“3×8 CAMBIOTURNO”

E’ stato girato nel giugno 2016, un anno prima della cessione al gruppo Arcelor Mittal – Marcegaglia. Ha raccontato gli anni della gestione pubblica dello stabilimento siderurgico di Taranto dopo il sequestro del 2012 per disastro ambientale.

Per la prima volta, dopo trent’anni, le telecamere della Rai sono entrate nel più grande stabilimento siderurgico d’Europa. In quello di Taranto sono 12 mila i dipendenti, 15 milioni di metri quadri di area, 200 km interni di ferrovie, altri 50 di treni nastri.

La giornata in fabbrica utilizzando anche i droni

La Rai ha messo a disposizione anche i droni per le riprese dall’alto degli impianti degli altoforni e dei camini alti più di 200 metri. Lo scopo del documentario era quello di raccontare la giornata in fabbrica, uno stabilimento a ciclo integrato, attivo 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno.

L’Ilva è in funzione dal 1961, da allora tre sono i turni di lavoro suddivisi nei seguenti orari: 7-15, 15-23 e 23-7. Nel documentario quattro lavoratori hanno raccontato le vicende lavorative proprie e dell’Ilva da quando hanno cominciato.



Ilva presenta Masterchef Acciaio: c’è pure lo “chef” nel siderurgico di Taranto

Hanno dato il proprio punto di vista scrittori, giornalisti, un ex dirigente Ilva (oggi ambientalista) e un parroco di una chiesa del quartiere Tamburi. Ma soprattutto abbiamo seguito il racconto delle giornate lavorative di due operai che lavorano in acciaieria, di un altro al treno nastri e di quello che ci ha più colpito: il 39enne Fabio, capoforno Convertitore Acciaieria 2 che si autodefinisce lo “chef dell’acciaio“. Fabio, come e più dei suoi colleghi, ha raccontato il proprio lavoro con orgoglio paragonando la sua attività a quella di uno chef. Uno dei suoi compiti è infatti quello di controllare la “cottura” e di modificarne eventualmente la “ricetta” in corso, se necessario.

Solo una prospettiva, ma solo una parte “di parte” della realtà

La trasmissione ha scatenato l’ira sui social non solo degli ambientalisti ma anche della gente che abita nei luoghi limitrofi all’Ilva. Un reportage dove abbiamo addirittura ascoltato improbabili accostamenti culinari e dove abbiamo anche visto altrettanto improbabili momenti di fiction negli appartamenti degli operai e nello stabilimento durante gli orari di lavoro.

Un racconto di una realtà poco obiettiva e molto di parte e che non avrebbe potuto essere diversamente. Quale operaio sarebbe andato davanti alle telecamere a raccontare cose diverse da quelle che abbiamo sentito? Chi di loro avrebbe avuto la folle idea di raccontare episodi “irraccontabili” che avrebbero messo a rischio il proprio posto di lavoro? Sì, d’accordo, qualcuno ha brevemente parlato anche di inquinamento e di quello che ha provocato a livello sanitario e ambientale. Ma gli stessi hanno sottolineato i presunti miglioramenti e le presunte riduzioni delle emissioni inquinanti. Quella raccontata ieri (da autori e interpreti), sappiatelo, non è la verità obiettiva ma solo quella di chi considera l’acciaio come fonte di vita e sostentamento…. ad ogni costo!

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. All'attivo articoli sul sociale, fisco, lavoro e sicurezza alimentare.

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