Taranto: il film “Belli di papà” va forte ma i tarantini si offendono

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Taranto: il film “Belli di papà” va forte ma i tarantini si offendono

A Taranto pare non abbiano preso bene il modo in cui è stata rappresentata la città nel film “Belli di papà” di Guido Chiesa con Diego Abatantuono, Uccio De Santis e Francesco Facchinetti (abbiamo parlato del film nei giorni scorsi). Il film, che in realtà non è stato girato solo a Taranto città ma anche nella provincia ionica (Avetrana, San Marzano di San Giuseppe, Manduria e Torre Colimena, frazione balneare di Manduria), presenta sì qualche “errore” ma è anche vero che vale il detto “chi è causa del suo mal, pianga sé stesso” (ci spiegheremo meglio tra poco).

Le disattenzioni nel film

Noi il film lo abbiamo visto e alcune “disattenzioni” le abbiamo pure notate: è stata mostrata solo una zona della città vecchia, quella più trascurata (ma è anche vero che il copione prevedeva delle riprese in una zona in quello stato); spesso alcuni degli attori non protagonisti parlano nel film in un dialetto che non è certo tarantino ma della provincia, alcuni parlano addirittura in dialetto barese o “pugliese” come dicono (sbagliando) al centro-nord Italia (in ogni città si parla un proprio dialetto.. il “pugliese” non esiste, è ora che al centro-nord lo capiscano). In linea generale parlare di Taranto come una sorta di un brutto luogo punitivo dove mandare i propri figli viziati a farsi le ossa, pare effettivamente un po’ esagerato.. al limite dell’offensivo (Napoli e l’intera Calabria e la Sicilia possono testimoniarlo per come da sempre vengono rappresentate).

Considerazioni sul risentimento dei tarantini

Accusare regista e produttori perché hanno scelto Taranto per girare un film rappresentando la città in maniera negativa e offensiva, è anche sbagliato. Ed è lo sbaglio che stanno facendo alcuni tarantini e recentemente ha fatto il Gruppo Giovani Imprenditori della ConfCommercio di Taranto secondo i quali Apulia Film Commission avrebbe penalizzato Taranto (a loro dire, non per la prima volta). Ben comprendiamo che non faccia piacere sentire parlare della propria città non positivamente perché Taranto non è solo ciò che è stato mostrato nel film ma, armandosi di tanta umiltà e realismo, i tarantini dovrebbero pensare loro stessi a dare una immagine migliore della città attivandosi fattivamente per renderla tale. A tutti coloro che gridano oggi allo scandalo per la presunta brutta immagine di Taranto che è stata data nel film “Belli di papà”, ricordiamo che nelle ultime classifiche di vivibilità (che saranno peraltro aggiornate a dicembre 2015) stilate come ogni anno da “Il Sole 24 Ore“, Taranto (come molte altre città del sud, sia chiaro) si è classificata ancora una volta nelle ultime posizioni, precisamente 103 esima su 107 città (solo Foggia tra le pugliesi sta peggio, al 105 esimo posto) …. e la colpa non è certo del regista Guido Chiesa, di Abatantuono o di Apulia Film Commission. Le colpe sono attribuibili a tanti soggetti: all’inquinamento (non solo dell’Ilva), alla crisi sociale e occupazionale, alle politiche assassine dello Stato, all’incapacità e alla colpevole indifferenza/inadeguatezza delle istituzioni locali e provinciali e non ultimi, come detto al menefreghismo di molti tarantini che maltrattano singolarmente e quotidianamente Taranto, molti dei quali per decenni hanno affidato le chiavi della città a persone sbagliate. Codeste persone sono il male della pur bella Taranto.. che sarebbe (stata) ancora più bella senza la presenza di determinati soggetti che l’hanno deturpata in ogni modo. Negli ultimi anni una reazione della gente perbene (che c’è a Taranto e sono anche tanti) si è registrata ma non basta ancora … speriamo che culmini in una vera positiva rivoluzione per quella che resta e sarà sempre la “Città dei due Mari” ma non ci si guardi tanto (e male) allo specchio pensando di essere ciò che ancora non si è… c’è da lavorare e tanto, per migliorare… solo così ci si potrà guardare allo specchio guardando qualcosa di realmente bello (e non come si vorrebbe apparire) e solo così, da fuori, i forestieri guarderanno (dovranno necessariamente farlo) la città da un’altra ottica e non avranno più scuse.



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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. Scrivo articoli sul fisco, sociale, televisione e sicurezza alimentare.

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