Licenziamento lavoratori interinali | Ci risiamo, rischiano il posto 100mila somministrati a tempo indeterminato

CONDIVIDI

Tempo di lettura stimato: 5 minuto/i

Articolo aggiornato venerdì, 3 Dicembre 2021 17:12

LICENZIAMENTO LAVORATORI INTERINALI

Un emendamento già approvato mette a rischio licenziamento lavoratori interinali assunti a tempo indeterminato dalle numerose agenzie di somministrazione presenti in Italia.

RAMAZZA (ASSOLAVORO): “PREOCCUPANTE DISATTENZIONE”

Al termine di una confusa maratona parlamentare, il 30 novembre 2021 le Commissioni Riunite Lavoro e Finanze, impegnate nell’esame della Legge di conversione del c.d. Decreto Fiscale (d.l. 21 ottobre 2021, n. 146) hanno approvato, con in voti di PD e Leu, un emendamento del Movimento Cinque Stelle che mette nuovamente a rischio gli assunti in somministrazione a tempo indeterminato, che complessivamente superano le 100mila persone.

Ramazza (Presidente di Assolavoro, l’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro che rappresenta oltre l’85% del settore) avverte: “Occorre un intervento ad horas per la serenità dei lavoratori e la certezza del quadro normativo“.

COSA DICE LA NORMA

La norma fissa al 30 settembre 2022 il limite temporale di impiego (oltre i 24 mesi) dei lavoratori assunti in somministrazione a tempo indeterminato e inviati in missione a termine. In parole spicciole cosa vuol dire che dopo il 30 settembre 2022, i lavoratori perdono la speranza di essere assunti dall’azienda utilizzatrice tornando “al mittente”.

LICENZIAMENTO LAVORATORI INTERINALI: CI AVEVANO GIÀ PROVATO

Assolavoro fa notare il ripresentarsi di quanto già scongiurato con la legge di conversione del cd. “Decreto agosto 2020” (Decreto Legge 4 agosto 2020, n. 104, convertito con modificazioni dalla L. 13 ottobre 2020, n. 126) che, nel medesimo caso, introduceva il limite del 31 dicembre 2021.

A fronte dell’allarme sollevato sia da Assolavoro che delle organizzazioni sindacali di settore, che misero in campo una serie di iniziative culminate nella mobilitazione del 23 settembre 2021, il Governo favorì, con il Decreto fiscale, l’approvazione di un emendamento che eliminava, correttamente, ogni vincolo temporale. Ora in Parlamento è accaduto l’inverso e si è punto e a capo.

SIAMO MOLTO PREOCCUPATI

Si registrano le dichiarazioni di Alessandro Ramazza, che dice: “Siamo preoccupati, sia per i nostri lavoratori assunti a tempo indeterminato (oltre 100mila, su oltre 500mila impiegati mediamente per mese) sia per questo modo definito dalla stessa Associazione “sconclusionato ed irragionevole di procedere“.

In pochi mesi il quadro normativo viene nuovamente mutato senza ragione, con una scelta che penalizza tutti. È davvero arduo rinvenire una ragione in tutto ciò se si esclude l’aprioristica avversione di taluni per il sistema delle imprese e la flessibilità negoziata qual è la somministrazione di lavoro, ovvero l’unico istituto che garantisce tutti i diritti, le tutele e la retribuzione tipiche del lavoro dipendente, oltre a numerose prestazioni aggiuntive in tema di welfare e formazione” ha dichiarato Ramazza.

UNA VASTISTIMA PLATEA DI SOMMINISTRATI A RISCHIO

In assenza di un ripensamento – prosegue Ramazza – si pone a rischio una vastissima platea di lavoratori assunti a tempo indeterminato, si determina la necessità di disperdere tante professionalità formate e con esperienza sul campo, dando corso a un turn over che non giova a nessuno“.

Poi l’appello a Draghi: “A fronte di questo modo insensato di procedere ci appelliamo in ultima istanza al Primo Ministro, Mario Draghi, pur consapevoli del fatto che la responsabilità di quanto avvenuto risiede in primo luogo in capo a quelle forze parlamentari che hanno prima proposto questa scempiaggine e poi l’hanno votata, insieme ad altri. Occorre un intervento ad horas per restituire serenità ai lavoratori e certezza al quadro normativo” – ha concluso Ramazza.

L’IPOTETICO OBIETTIVO DEI CONTRATTI DI SOMMINISTRAZIONE A TEMPO INDETERMINATO

Ad oggi, questo tipo di forma contrattuale ha come obiettivo quello di collocare forza lavoro nelle aziende utilizzatrici. Tutto questo dopo un’adeguata formazione e dopo il giusto periodo di esperienza fatta presso l’azienda utilizzatrice. Dopo un indeterminato periodo di tempo, tramite accordi sindacali, l’azienda assume alle proprie dipendenze i lavoratori.

Nella realtà quotidiana però questo non succede certo spesso (ottimisticamente parlando) perché l’azienda utilizzatrice, per varie ragioni, continua a usufruire dell’opera dei lavoratori interinali senza mai assumerli. Tutto questo, tra l’altro, creando malcontento e discriminazioni varie (tema quasi mai trattato nella giusta maniera) a danno dei somministrati. Questi ultimi sono infatti costretti a sopportare differenze di trattamento sui luoghi di lavoro (turni di lavoro assurdi, collocazioni inspiegabili, disponibilità oltre l’umana comprensione).

COSA POTREBBE ACCADERE

Se non verrà ripristinata la situazione di partenza non cancellando dunque il limite temporale del suddetto 30 settembre 2022, i lavoratori interinali con contratto di somministrazione a tempo indeterminato potrebbero tornare a disposizione dell’agenzia interinale di appartenenza. Dunque resterebbero sì assunti dall’agenzia, che per un periodo di almeno 6 mesi è tenuta a continuare a pagarli e cercare di formarli e ricollocarli, ma nel caso non dovessero presentarsi occasioni di lavoro congrue e in linea con la loro figura professionale, i lavoratori potrebbero alla fine essere licenziati.

Un danno che, se vogliamo, sarebbe a carico anche delle aziende utilizzatrici che dopo aver formato molti lavoratori, dovrebbero formare altra forza lavoro. Attendiamo dunque l’eventuale intervento di Draghi, chiamato in causa da Assolavoro.

OFFERTE DEL GIORNO AMAZON

TI POTREBBERO INTERESSARE
Print Friendly, PDF & Email

@ Riproduzione riservata

CONDIVIDI L'ARTICOLO
  • 47
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*