Non vaccinati discriminati ai colloqui di lavoro | “Non sei vaccinato contro il Covid? Ti faremo sapere” Ecco chi ha ragione

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Articolo aggiornato sabato, 23 Ottobre 2021 15:53

NON VACCINATI DISCRIMINATI AI COLLOQUI DI LAVORO

Ciò di cui parliamo è una delle conseguenze provocate dal Covid e dal Governo con le vaccinazioni non obbligatorie e soprattutto con l’introduzione del Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro. E così si stanno moltiplicando gli episodi che vedono i non vaccinati discriminati ai colloqui di lavoro. Come se già non bastassero gli enormi problemi di occupazione di cui soffre l’Italia da decenni.

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NON VACCINATO? LE FAREMO SAPERE….

Ci stanno arrivano molte segnalazioni di quanto sta accadendo da qualche tempo in Italia grazie alla confusione creata dal Governo che non si è assunto la responsabilità di rendere obbligatori i vaccini.

Sono sempre più frequenti i selezionatori (recruiters) che al momento di sottoporre a colloquio il candidato chiedono il suo stato vaccinale. “Lei è vaccinato?” – chiede il selezionatore che alla risposta negativa o alle rassicurazioni sul possesso del Green Pass ricevuto tramite tampone reagisce così: “Ah… mmmm, le faremo sapere“.

L’ESPERIENZA DI UN CANDIDATO CON IL SELEZIONATORE/”IMMUNOLOGO”

L’ultima testimonianza è quella di un ragazzo barese che ha sostenuto un colloquio di lavoro presso una nota catena di bar e ristoranti presente nei centri commerciali di tutta Italia.

Il selezionatore, dopo pochi secondi dall’inizio delle domande, toglie la mascherina nonostante la distanza di sicurezza inferiore a un metro tra lui e il candidato. La giustificazione? “Stia tranquillo, sono vaccinato….. E LEI !?” (lì evidentemente voleva in realtà arrivare il recruiter).

LA RISPOSTA E LA TRASFORMAZIONE DEL RECUITER IN IMMUNOLOGO

La risposta del ragazzo, nemmeno tanto sorpreso, è stata questa: “Ho il Green Pass“. Il candidato ci ha spiegato nella sua testimonianza che aveva fatto il tampone per andare al colloquio perché temeva di ritrovarsi dinanzi a una situazione del genere.

Improvvisamente il recruiter, nel tentativo di convincere il ragazzo a vaccinarsi, ha vantato presunti studi di immunologia che avrebbero fatto maturare in lui la convinzione di vaccinarsi e di “consigliarlo” a tutti. Fallito il tentativo di convinzione, è inutile dirvi che il colloquio si è prematuramente interrotto con il più classico dei classici: “LE FAREMO SAPERE!“.

MA È LEGITTIMO CHIEDERE LO STATO VACCINALE A UN CANDIDATO? COSA DICE LA LEGGE

Il Garante della Privacy si è recentemente espresso riguardo alle richieste del datore di lavoro ai suoi dipendenti sul loro stato vaccinale. Riguardo invece all’argomento di cui parliamo in questo articolo siamo andati a vedere cosa dice la legge che dà ragione al candidato.

Il decreto legislativo 276 del 2003 stabilisce che il datore di lavoro (o chi per esso) non può invadere la sfera della privacy dell’aspirante candidato. Nemmeno per convinzioni personali, affiliazione sindacale o politica, credo religioso, orientamento di genere, stato di gravidanza o di famiglia o matrimoniale, età, handicap, razza, origine etnica, colore, ascendenza o origine nazionale, gruppo linguistico, eventuali controversie con precedenti datori e sullo stato di salute.

IL DATORE DI LAVORO PUÒ SOLO “INDAGARE” MA……

Il datore di lavoro può solo indagare nel caso in cui la vaccinazione rientri tra le condizioni che finiscono per incidere sulle modalità di svolgimento del rapporto di lavoro (Esempio: in ambito sanitario).

Per legge però solo il medico competente del lavoro può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti e tenerne conto in sede di valutazione dell’idoneità alla mansione specifica. Di conseguenza il medico non può svelare al datore di lavoro i nominativi di chi non è vaccinato. Il datore di lavoro deve solo limitarsi ad attuare le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità alla mansione cui è adibito il lavoratore.

QUINDI, FINCHÈ IL VACCINO RESTERÀ NON OBBLIGATORIO..

Nessun datore di lavoro può chiedere ai candidati il loro stato vaccinale. Solo quando ci sarà una legge che preveda il divieto di accesso ai luoghi di lavoro alle persone non vaccinate, la richiesta dello stato vaccinale del candidato lavoro diventerà legittima e non discriminatoria.

RIGUARDO AI GIÀ DIPENDENTI DI UN’AZIENDA

Il Garante ha spiegato che il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico compente, i nominativi del personale vaccinato e non vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali. Ciò non è consentito dalla disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro né dalle disposizioni sull’emergenza sanitaria. Stesso discorso per i nomi dei dipendenti eventualmente contagiati. Può solo comunicare i loro nominativi al medico del lavoro.

Il consenso del dipendente non può costituire, in questi casi, una condizione di liceità del trattamento dei dati. Il datore di lavoro, come detto prima, può invece acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica redatti dal medico competente.

Nell’ambito del luogo di lavoro, il datore di lavoro può solo consigliare e sensibilizzare i lavoratori a vaccinarsi spiegandone gli eventuali vantaggi.

Ne avevamo già parlato in questo articolo: RICHIESTA DELLO STATO VACCINALE: LEGITTIMO O NO? (Fai click per approfondire il tema specifico)

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