Lite Mellone Riondino | Taranto continua a farsi del male

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Lite Mellone Riondino

Ciò che sta accadendo è l’ennesima dimostrazione che a Taranto le cose non funzionano mai anche a causa delle tante chiacchiere, delle sterili liti e dei teatrini improduttivi degli stessi tarantini che fanno a botte a colpi di tweet, post e quant’altro. La lite Mellone Riondino è la dimostrazione più lampante….

Quella domanda dell’intervista

Questa volta al centro delle polemiche non ci sono “persone comuni” e personaggi del mondo della politica che ci hanno da sempre abituati a livello locale a nazionale ai loro “scontri verbali” ma sono persone note del proprio settore: l’attore tarantino Michele Riondino e il giornalista tarantino e dirigente RAI Angelo Mellone.

Della questione legata a Riondino avevamo parlato alcuni giorni fa ed è proprio in occasione di quella intervista rilasciata dall’attore a un periodico locale che ha avuto inizio la lite Mellone Riondino. Le polemiche sono nate (oltre al suo presunto parere favorevole sull’ecocompatibilità dell’Ilva) in seguito alla presunta intenzione di Riondino di candidarsi alle prossime amministrative del 2017 a Taranto per succedere all’attuale sindaco Stefàno poi smentita su Facebook dallo stesso Riondino.

Il fatto

La lite Mellone Riondino è cominciata praticamente quando, alla notizia della presunta candidatura a sindaco di Riondino, il giornalista Angelo Mellone ha scritto il 2 novembre sul suo profilo Facebook “Se a Taranto si candida Michele Riondino a sindaco, mi candido anch’io“. Pronta la reazione dell’attore: “Signor Mellone, quale sarebbe il suo programma politico? Fare gli scherzi al mio citofono? Sgonfiarmi le ruote della macchina? C’è chi si candida per passione politica, chi per convenienza, altri perchè è il popolo a chiederlo… Mai, dico mai prima d’ora, avevo visto qualcuno farlo per sport, per sfida, per antipatia“.

Noi non giudichiamo gli atteggiamenti e le frasi dei diretti interessati in questa discussione ma possiamo sostenere che Taranto, in un momento veramente drammatico della propria storia, più volte violentata e martoriata dall’inquinamento, dalla disoccupazione, dalla crisi sociale, politica ed economica, non può permettersi queste ulteriori violenze e proprio da parte di chi invece potrebbe dare o continuare a dare una seria mano alla città.



Si parla troppo…

Si parla e si scrive troppo (e non ci riferiamo ai giornalisti ma agli stessi protagonisti), e spesso si trovano anche momenti e sedi non proprie opportune per farlo (vedi anche la doppia recente “apparizione” dell’ex sindaco on. Giancarlo Cito in collegamento da Taranto nella trasmissione di Barbara D’Urso che ha sollevato un vespaio di polemiche non solo a Taranto ma anche nel resto d’Italia per i modi ritenuti offensivi per l’immagine dei tarantini, per i toni usati e per la rivendicazione del vitalizio che è stato tolto a Cito, a suo dire, ingiustamente).

Tornando alle questioni prettamente tarantine, abbiamo notato nelle varie discussioni social che si moltiplicano sui profili delle persone coinvolte nelle “liti” che è nata da un po’ di tempo una nuova figura: il difensore virtuale d’ufficio.

Una nuova “figura”: il difensore virtuale d’ufficio

E’ una persona che puntualmente interviene nei dibattiti diventati “caldi” e difende a spada tratta il suo “assistito” partendo poi al contrattacco sul profilo di colui che si è permesso di attaccare scrivendo provocazioni al limite dell’offesa (spesso superato.. il limite). Le persone che svolgono questa “attività”, consapevolmente o meno, versano benzina sul fuoco.

Se è un’attività remunerata, buon per loro (nonostante si tratti di una discutibile attività) ma se non è così sappiano che fare i “social portaborse” (chiamateli come volete: lecchini, adulatori ossessionati, difensori, passionali..) di personaggi noti o meno noti non darà loro alcun premio né onore.. tutt’altro, anzi. Forse sarebbe meglio investire quel tempo per sé stessi o altre nobili attività a favore del prossimo.

Si parli meno…

Per concludere, a nostro personalissimo parere, a circa un anno e mezzo dalle amministrative tarantine, bisognerebbe parlare molto meno e impiegare quel tempo alla formulazione di seri programmi e proposte per la città ionica venendo incontro alle esigenze dei tarantini. Demagogia? Forse, ma allora che nessuno parli di “rivoluzioni” o di cambiamento in meglio della città. E questo vale per tutti, anche per gli stessi cittadini che soffrono ancora oggi di una brutta “malattia”: il “vid a quid” (tradotto: l’esclamazione di gente spesso passiva con la quale si manifestano invidie e sentimenti cattivi nei confronti di chi si attiva per fare qualcosa di buono per sé e/o per gli altri).

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. All'attivo articoli sul fisco, sociale, lavoro, televisione e sicurezza alimentare.

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