Caso Ilva di Taranto, Italia processata | La Corte Europea fa sul serio

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Articolo aggiornato mercoledì, 17 Maggio 2017 19:42

Caso Ilva Taranto Italia processata

L’accusa è pesantissima: “non ha protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni del siderurgico“. E per il caso Ilva Taranto Italia processata dalla Corte Europea di Strasburgo alla quale, entro il 24 maggio 2017, il Governo italiano dovrà rispondere delle pesantissime accuse davanti a un Tribunale internazionale.

182 cittadini per ottenere un concreto risultato

Mentre a Taranto, proprio ieri 17 maggio 2016, era in corso l’ennesima udienza del processo “Ambiente svenduto” che vede accusati di disastro ambientale i Riva e diverse personalità del mondo politico locale (come l’attuale sindaco Stefàno), provinciale e regionale (come l’ex Governatore della Regione Puglia Vendola), è arrivata la notizia bomba (Caso Ilva Taranto Italia processata) da Strasburgo: l’Italia sarà processata dalla Corte Europea di Strasburgo ritenuta responsabile di non aver fatto nulla per proteggere la salute e la vita di 182 cittadini tarantini dall’inquinamento ambientale prodotto dall’Ilva di Taranto.

Da sempre determinatissima e da tempo convinta che la strada giusta da percorrere per ottenere giustizia per i diritti negati a Taranto fosse quella di rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea di Strasburgo, la professoressa Lina Ambrogi Melle, (oggi Consigliere comunale del Gruppo Ecologisti per Bonelli) che alle ore 14 del 18 maggio 2016 ha detto al TG3: “Questo non è il ricorso solo dei firmatari del ricorso ma di tutti i tarantini“.

E i fatti le hanno dato ragione

(Caso Ilva Taranto Italia processata). Lo dimostra il fatto che il processo Ambiente Svenduto, tra rinvii e le solite lentezze rischia di trascinarsi avanti per anni e lo spettro “prescrizione” (che per alcuni degli accusati sarebbe la salvezza) è dietro l’angolo. Un processo dove in tantissimi si sono costituiti parte civile, dalla regione Puglia ai Cittadini Liberi e Pensanti, all’ASL di Taranto, a Peacelink, a Fondo Antidiossina, ai familiari delle vittime, ai cittadini e tante altre persone e associazioni.

Il risultato ottenuto ieri è l’ennesima prova che sarebbe bastato una maggiore cooperazione tra le varie associazioni per raggiungere più velocemente i risultati concreti e più immediati di un processo (ambiente svenduto) che rischia di finire all’italiana, “a tarallucci e vino”. Va detto, che nel 2013 un primo ricorso, promosso dalla dr.ssa Daniela Spera con il contributo di Legamjonici, era stato presentato da altri 52 tarantini. Oggi appaiono tutti contenti a Taranto di questa notizia ma in quanti lo sono davvero?



Il racconto dei fatti di Lina Ambrogi Melle

Ritenendo inaccettabile che gli abitanti di Taranto continuino ad ammalarsi ed a morire a causa della scelta dello Stato di fare continuare con 9 leggi  una produzione con impianti pericolosi che furono sequestrati senza facoltà d’uso dalla Magistratura il 26 luglio 2012, ho preparato consegnato allo Studio legale internazionale di Roma dell’ avv. Andrea Saccucci un apposito e documentato dossier che ha costituito la base per un ricorso collettivo presentato il 21 OTTOBRE 2015 alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) di Strasburgo per denunciare la violazione da parte dello Stato italiano degli obblighi di protezione della vita e della salute in relazione all’inquinamento prodotto dall’Ilva. Tale ricorso è stato sottoscritto anche da altri cittadini di Taranto.

Tra le doglianze sollevate di fronte alla CEDU dai ricorrenti  figurano in particolare la violazione del loro diritto alla vita e all’integrità psico-fisica e la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, anche in conseguenza dei ripetuti decreti “salva-Ilva” con cui il Governo ha mantenuto in funzione l’impianto sotto la propria gestione a dispetto della normativa europea e delle decisioni della magistratura.

IL 2 FEBBRAIO 2016…

…il ricorso ha superato il filtro preliminare di non manifesta inammissibilità ed è stato registrato a ruolo. Inoltre è stata accolta la domanda di trattazione prioritaria del ricorso ai sensi dell’art. 41 del Regolamento della Corte.

Oggi lo Stato italiano è formalmente sotto processo con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute degli operai e dei cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto solide le prove presentate e ha aperto il procedimento.

Lo scopo del ricorso (Caso Ilva Taranto Italia processata) non è soltanto quello di soddisfare le pretese dei ricorrenti, bensì quello più alto e generale di risolvere il problema per tutta la popolazione locale.

Esprimo grande soddisfazione per il successo di questa iniziativa da me fortemente voluta perché i tarantini, che non sono stati tutelati dai Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni, vedono riaccendersi la speranza di poter avere un futuro migliore in una situazione ambientale diversa“.

La soddisfazione di Angelo Bonelli dei Verdi

E’ un fatto storico che è la conseguenza di un’azione della consigliera ecologista Lina Ambrogi Melle. Un’azione importante quella di Lina, a cui va detto grazie per la sua determinazione, che è stata sostenuta da altri cittadini come ad esempio Gianfranco Carriglio, Giuseppe Beppe Roberto. Per chi non è di Taranto è doveroso ricordare che il capoluogo ionico ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane per garantire negli ultimi decenni la produzione di acciaio all’Italia.

Secondo l’indagine epidemiologica dello studio Sentieri del ministero della Sanità i bambini a Taranto si ammalano del +51% di tumore rispetto alla media pugliese e muoiono di tumore del +21% sempre rispetto alla media pugliese. Un bollettino di guerra a cui dobbiamo aggiungere che la diossina è entrata nella catena alimentare a tal punto che è vietato pascolare animali per un raggio di 20 km dal polo siderurgico e nel latte materno delle mamme tarantine sono state trovate quantità elevate di diossina.

Prosegue Bonelli

“Vari governi sono stati irresponsabili o meglio responsabili di questo disastro e con ben dieci decreti salva llva hanno sospeso i diritti costituzionali dei cittadini come il diritto alla salute. Oggi per l’ennesima volta invece è stato rinviato il processo Ambiente Svenduto e qualcuno lavora per la prescrizione.
Ora bisogna saper guardare al futuro e lavorare per costruire un’alternativa all’economia alla diossina che tanti lutti e dolore ha provocato tra la popolazione. L’Italia deve restituire ai tarantini il futuro ecco perché per me il futuro si chiama conversione radicale guardando al modello Bilbao o Pittsburg che hanno vissuto problemi analoghi a Taranto. Oggi quelle città non hanno più inquinamento ma sono riuscite a costruire una nuova economia con centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Ripropongo la proposta da me elaborata che chiamai Salva Taranto che è inserita dentro il mio libro (SCARICA GRATIS il libro Good Morning Diossina)”.

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Mauro Guitto

GIORNALISTA iscritto all'Ordine dei Giornalisti Regione Puglia. All'attivo articoli sul sociale, fisco, lavoro e sicurezza alimentare.

One thought on “Caso Ilva di Taranto, Italia processata | La Corte Europea fa sul serio

  • Avatar
    19 Maggio 2017 in 0:00
    Permalink

    Naturalmente, anche in questo caso si raccontano mezze verità. Quelle, per capirci, che più fanno comodo. Si tacciono, per esempio, i grandi contributi di chi ha raccolto le adesioni, senza le quali nulla sarebbe stato possibile.

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