24 Aprile 2024
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Che ricetta PETALOSA

Questa romantica torta a forma di bouquet che vanta antichissime e nobili origini. Che ricetta PETALOSA, visto il recente neologismo approvato dall’Accademia della Crusca, vediamo come preparare una bella ricetta più che mai attuale e decorata con tanti petali di rosa.

Il neologismo “PETALOSO”

Il termine “petaloso” vuol dire “provvisto di petali; pieno di petali” e, incredibile ma vero, è stato istituito nel 2016 grazie a Matteo, un bambino di terza elementare. Alle scuole elementari Marchesi di Copparo, in provincia di Ferrara, è nato il termine “petaloso” approvato dall’Accademia della Crusca. Era stata la maestra Margherita Aurora a chiederne il parere con una lettera in cui raccontava l’origine del termine nato da un lavoro sugli aggettivi. Il bimbo aveva utilizzato “petaloso” per descrivere un fiore. Il nostro “Che ricetta Petalosa” nasce proprio da questo bel racconto (VERO).

Le origini della Torta delle rose

Nel 1490, alla corte dei Gonzaga giunse Isabella d’Este, sposa del marchese Francesco II. Per onorare gli ospiti ferraresi si fece una sfarzosa festa: vennero imbanditi sontuosi banchetti con le prelibatezze della cucina rinascimentale mantovana. In occasione di quelle feste, per rendere omaggio a colei che sarà definita la “First Lady” del Rinascimento, si ideò la Torta delle Rose, un dolcissimo fiore che non aveva eguali nelle corti d’Europa…che ricetta petalosa!

Isabella ne fu a tal punto rapita che in seguito, si narra, predisponesse benevolmente l’animo dei suoi ospiti con una rosa ancora calda di forno. Creata con pochi, semplici e comuni ingredienti dai cuochi dei Gonzaga, questa torta unisce il fascino della dolcezza al seducente tocco della morbidezza: il suo segreto è custodito nell’amore, nella passione e nella pazienza necessari per la sua esecuzione.

La Torta delle Rose non va d’accordo con la fretta, la velocità o l’approssimazione

La sua realizzazione richiama piuttosto le pigre pause necessarie per dipingere un quadro o un affresco: dalla preparazione del fondo fino all’ultima languida pennellata finale. Manipolare nel modo più accurato per poi unire gli ingredienti richiede una predisposizione artistica in ogni passaggio della preparazione. Solo così potremo gridare il nostro: “Che ricetta petalosa!”

Da Isabella d’Este a Federico II duca di Mantova a Giulio Romano il passo è breve: in quel florido e glorioso periodo non poteva che affermarsi un dolce unico anche nel nome: la Torta delle Rose.

L’influenza di quella rigogliosità si estese in tutto il ducato e giunse anche nei territori bagnati dal fiume Mincio nell’alto mantovano. Oltre 500 anni di storia testimoniano come le usanze, la lingua e soprattutto la cucina di questo territorio siano saldamente intrecciate come in un romanzo avvincente. La Torta delle Rose, creata per rendere omaggio alla squisitezza ferrarese di Isabella d’Este, è giunta immutata sino ai giorni nostri e ogni estimatore del gusto ne apprezzerà la sua unicità.

Assaporandola, scaturisce anche un senso di gratitudine verso tutte quelle persone grazie alle quali possiamo degustare un dolce che ha maturato ben oltre cinque secoli di vita, con gli ingredienti e la ricetta gelosamente conservati e tramandati per generazioni e oggi che il neologismo “petaloso” è sulla bocca di tutti, quale occasione più propizia per gustare questa torta “petalosissima”.

Ricetta della Torta delle rose

Per l’impasto

  • 500 gr di farina (preferibilmente la Manitoba)
  • 150 gr di burro
  • 100 gr di zucchero
  • la scorza di 1 arancia
  • 1 panetto di lievito di birra
  • 150 ml di latte
  • 3 uova
  • 100 gr mandorle a lamelle

Per il ripieno

  • 180 gr di burro
  • 70 gr di zucchero

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Preparazione

Setacciare la farina e metterla in una ciotola. In una seconda ciotola mettere il lievito di birra e versarvi il latte, il quale non dovrà essere troppo freddo bensì a temperatura ambiente.
Far sciogliere bene il lievito nel latte e poi versarlo adagio nella farina, cominciando così ad impastare, aggiungere la scorza di arancia grattugiata.
Sbattere a parte le tre uova intere e poi versarle nella base della torta continuando a impastare.

Lavorare la base della torta e a questo punto unire il burro precedentemente ammorbidito. Unire il burro un pezzo alla volta avendo cura che l’impasto assorba il burro perfettamente. Continuare a impastare fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio: formare quindi una palla lasciandola lievitare per almeno un paio di ore.
Mentre l’impasto lievita, lavorare sul ripieno: mettere il burro ad ammorbidire e quindi mescolarlo energicamente insieme allo zucchero fino a ottenere una vera e propria crema spumosa e soffice.

Dopo la lievitazione..

Finita la lievitazione della base della torta, stenderla su un piano e, aiutandosi con un mattarello, dare una forma rettangolare dallo spessore di circa un centimetro. Stendere quindi sull’impasto la crema ottenuta con il burro e lo zucchero. Arrotolare l’impasto partendo dalla parte più lunga del rettangolo: a questo punto avremo ottenuto un filone. Con un coltello tagliare delle fette da questo rotolo spesse circa 3/4 dita. Prendere quindi la teglia e imburrarla per bene. Adagiare i rotolini nella teglia in modo che sia visibile la spirale interna del rotolo.

Riempire la teglia tenendo conto che i rotolini lieviteranno e si gonfieranno ancora: sarà quindi opportuno prevedere un po’ di spazio tra un rotolino e l’altro.
Lasciare che la torta cominci la sua lievitazione fuori dal forno lasciandola riposare per circa un’ora. Spennellare quindi la superficie della torta con del burro ammorbidito e versarvi sopra le lamelle di mandorle. Infornare a 160° per circa un’ora in forno preriscaldato. Servire dopo aver fatto riposare la torta.

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